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pensieri sparsi e cazzate on-line!
CULTURA
2 settembre 2010
La Regina del bosco
Sulle montagne della Sila sembrava quasi che il sole si potesse toccare. La PiccolaElena aveva deciso di festeggiare Agosto sul rigoglioso Appennino Calabrese, armata di sole comode scarpe e di un ramo spezzato promosso a bastone da passeggio. In mezzo alla natura lei era la regina del bosco, tutto era suo, ovunque il suo sguardo si posasse vedeva sue proprietà. “Ecco una lunga e verde foglia!” Zac. “La attorciglierò e la intreccerò per farne una bella corona regale! Che regina sarei senza una corona regale!” disse la non ancora regale PiccolaElena. “Oh ecco un fiore morbido e colorato!” Zac. “Ne farò un bell’orecchino regale! Che regina sarei senza un orecchino regale!” disse la quasi regale PiccolaElena. “Ma guarda quante succose more!” Zac. “Diventeranno il pasto regale! Che regina sarei senza pasto regale!” disse la ormai regale PiccolaElena e continuò a salire su per la montagna, ma proprio quando pensava di essere l’unico essere umano nel bosco, vide uscire da un grosso fungo di legno una piccola e bellissima bimba di nome PiccolaFrancesca. “Salve nuova regina della Sila”la salutò e più lei si avvicinava più la PiccolaElena non poteva credere ai propri occhi. La PiccolaFrancesca aveva dei lunghi boccoli di foglie, due belle margherite bianche ai lati della testa e una bocca a funghetto. “Dunque PiccolaElena lei deve al bosco 4 mila euro, mille euro per ogni bene sottrattogli”. La PiccolaElena iniziò a pensare che la sua giornata stava per prendere una piega sbagliata. “Ma come? Io non ho del denaro con me!” “e allora mi dispiace molto ma, come me e altre bimbe prime di me, dovrai dare qualcosa di tuo al bosco”. La PiccolaElena allora si toccò i capelli: erba! Si toccò le orecchie: margherite! Si toccò la bocca: mora! Allora la PiccolaElena non ebbe più alcun dubbio: la sua giornata aveva preso veramente una piega sbagliata.

PAMELA


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permalink | inviato da mlenders il 2/9/2010 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
7 agosto 2010
Metà Bimba Metà Sirena

Affondare i piedi e le mani nude nella soffice sabbia era ilpiacere più grande per la PiccolaElena. Aveva la sensazione di immergersinella panna, come se tutta la spiaggia fosse un enorme gelato: la calda esoffice panna in superficie e la fredda e più consistente nocciola all’interno.Riempiva il bicchiere di plastica di milioni di granelli per poi venderli aisuoi clienti immaginari. Un cliente particolarmente esigente pretendeva unabella granita fresca, perciò la PiccolaElena fu costretta a scavare per trovare la sabbia piùdura e bagnata, quella che entra in contatto con l’acqua. Scava-scava,scava-scava e…zac! Il suo piccolo mignolino era stato morso da qualcosa! Allorala PiccolaElenafa capolino nella sua profonda buca e scopre che dentro la pozzangherinanuotava un piccolo pesciolino color argento. Facendolo accomodare nel bicchieredel gelato, la PiccolaElena gli restituisce la libertà nell’infinito mare.Ma, proprio mentre immergeva la sua mano nella salata acqua di mare, tantialtri piccoli pesciolini color argento le si fiondano sopra per cibarsi dellasua mano. La PiccolaElenaallora iniziò a pensare che la sua giornata stava per prendere una piegasbagliata. Decise perciò di tuffarsi in acqua per rigenerarsi ma il mare, ahimè,la prese in parola: mentre scorreva sulla sua pelle la trasformava, lari-generava appunto, e alla fine si scoprì una bimba-sirena! Aveva il corpometà bimba e metà pesce, il sogno di tutte le bambine! Ma questo, come il suocorpo, era un sogno a metà, ahimè! La PiccolaElena era sì diventata metà bimba e metàpesce ma erano le metà sbagliate! Le gambe erano rimaste quelle di semprementre erano le sue braccia ad essere cambiate. Aveva al loro posto due bellepinne color argento. Allora la PiccolaElena non ebbe più alcun dubbio: la sua giornata avevapreso veramente una piega sbagliata…  

Pamela


CULTURA
27 luglio 2010
Ciuf ciuf, e il giorno prese una piega sbagliata
Tututuu-tututuu… Le vacanze estive erano meritatissime. Dopo un anno di sudato lavoro per superare la quarta elementare la PiccolaElena aveva bisogno del mare e la sua candida pelle di un po’ di sole. Tututuu-tututuu…Eurostar Italia, Freccia Argento, Roma-Lecce…tututuu-tututuu…vagone numero 6, posto 63 finestrino…tututuu-tututuu…informiamo i signori viaggiatori scusi questo è il mio posto che il treno Eurostar Italia driin-driin pronto? No nonno ancora devo arrivare delle ore 12, 54 l’altra volta l’aria condizionata era rotta proveniente da Roma Termini studio economia alla Sapienza mi mancano ancora e diretto a Lecce non c’è posto per la valigia dove la metto scusi arriverà con 45 minuti di ritardo questo è per colpa del governo signora mia ci scusiamo per il disagio e del monopolio di Trenitalia…tututuu-tututuu…la PiccolElena decise di andare al bagno. Il suono del treno, se solo si riuscisse a sentire, sarebbe stata una giusta ricompensa per il suo anno di studio. Si lava le mani e schiaccia il pulsantino del sapone…tututuu-tututuu…nulla! Eppure c’era disegnato sopra il simbolo del sapone!...tututuu-tututuu…il vagone numero 6 al suo ritorno non era più lo stesso, le sedie erano sparite insieme ai tavolini e alle valigie!...Blublubluu-blublubluu…al loro posto c’erano comode bolle di sapone dentro le quali ci si poteva accomodare, solide saponette sulle quali ci si poteva scrivere e del sapone liquido a terra che, come un tapiroulant, ti permetteva di spostarti da una parte all’altra del vagone…blublubluu-blublubluu…le bolle al loro interno erano insonorizzate, tutto quello che la PiccolaElena poteva sentire era: blublubluu-blublubluu…ad un tratto da lontano si scorge la sagoma di un controllore che corre verso di lei e la raggiunge, estrae uno spillo dal suo superfonderato ermeticamente puntaspilli e buca la poltrona-bolladisapone. “Lei signorina PiccolaElena come si è permessa di schiacciare il pulsante sapone? Mi descrivi subito la sua emergenza!” PiccolaElena pensò allora che la sua giornata stava prendendo una piega sbagliata. “Nessuna emergenza Signor Controllore, quando lavo le mani uso sempre il sapone!” “Ah questa è bella! Che faccia tosta che avete voi PiccoleElene! Mi segua! Sarà costretta a schiacciare il bottone dell’asciugatrice!” Clack! Di nuovo nulla, non funzionava nemmeno questo pulsante…fufufuu-fufufuu…però in compenso il vagone numero 6 cambiò di nuovo aspetto…fufufuu-fufufuu…il vento dell’asciugatrice di mani aveva spazzato via tutto il sapone e, come se non bastasse, arrivati a Lecce, quel vento rimase impigliato tra i suoi capelli facendoli sventolare in modo innaturale. Allora la PiccolaElena non ebbe più alcun dubbio, la sua giornata, come i suoi capelli, aveva preso veramente una piega sbagliata.


CULTURA
24 luglio 2010
Respiro Verde
E’ estate. Il sole di giugno cucinava le piccole gote rosse dell’ancora più piccola Elena. La campanella era ormai un rumore lontano ed Elena correva per la città. Voleva assolutamente trovare un chiosco di granite. Ed eccolo lì, in riva al Tevere, un grande omone dentro il suo piccolo chiosco di grattachecche. “Grattacheccaro! Grattacheccaro! Voglio una granita! Voglio una granita!” gli urlava contro la piccola Elena. “Va bene, va bene, a che sensazione la vuoi?” “Sensazione? Io voglio una grattachecca alla menta!” disse irritata la piccola Elena. “Che sciocchezza! Le granite non si fanno da qualcosa, le granite fanno qualcosa!” le rispose il saggio omone. La piccola Elena iniziava a pensare che la sua giornata stava girando per il verso sbagliato.“Va bene allora diciamo che voglio la granita verde”. In questo modo la piccola astuta Elena pensò di aver raggirato il grande omone e si incamminò verso casa soddisfatta. Durante il suo percorso le piaceva sbirciare il suo riflesso dai vetri dei costosissimi negozi ma questa volta l’immagine che le rimandava la vetrina non le sembrava la stessa. Cercò di mettersi a fuoco oltre alla borsa di animale morto e vide che dal suo naso usciva aria verde! Allora la piccola Elena capì tutto e non ebbe più alcun dubbio: la giornata aveva veramente preso un verso sbagliato. Per quanto il sole cercasse di riscaldarla, lei continuava ad avere una sensazione di freschezza, le sue guance emanavano ora un bel colore verde menta.


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agosto       





HUBLOT CHI?

Calabrese adottato dalla Capitale, bianco caucasico, capelli neri, occhi castani, normalmente alto.

Anti-berlusconiano, senza paura di dirlo, senza Dei e senza bavaglio in una parola Nichilista (nel senso di Vendola).
Vivo con Pamela, che ogni tanto si intrufola a postare i suoi racconti, e Roger, che non scrive sul blog perché è un gatto


e-mail:
mlenders84@rocketmail.com


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